
In quale posizione vuoi partorire? Te l’ha mai chiesto nessuno?
Probabilmente no.
Eppure dovrebbe essere una delle prime domande fatte a ogni donna in travaglio. Perché no, non esiste una sola posizione per partorire, e la famosa posizione ginecologia o litotomica (quella con le gambe sui gambali, a pancia in su) è l’unica sconsigliata secondo le evidenze scientifiche.
E allora perché è ancora la più utilizzata?
La posizione litotomica: comoda per chi?
Partiamo da un dato di fatto: nella stragrande maggioranza dei parti ospedalieri, le donne vengono fatte sdraiare supine, con le gambe sollevate, su un lettino da parto.
Questa posizione è:
• Scomoda e innaturale per la donna
• Sfavorevole per il bambino
• Ma... molto comoda per il personale sanitario
Sì, hai letto bene. La posizione classica è stata storicamente scelta per agevolare la visuale dell’ostetrica o del medico, per avere accesso diretto alla vulva e poter intervenire più facilmente.
Ma questa scelta “tecnica” non tiene conto del benessere e della fisiologia della donna che sta partorendo.
Diversi studi e linee guida internazionali, incluse quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineano che la posizione litotomica non è fisiologica e comporta diversi svantaggi:
• Riduce il flusso sanguigno uteroplacentare: quando sei sdraiata, l’utero può comprimere i grandi vasi sanguigni addominali (in particolare la vena cava),
limitando l’ossigeno al bambino.
• Diminuisce l’efficacia delle contrazioni: meno sangue in circolo e l’assenza di forza di gravità non aiutano e tutto diventa più faticoso.
• Immobilizza il bacino: e quando il bacino non può muoversi, anche il bambino fa più fatica a trovare la giusta rotazione per nascere.
• Aumenta il dolore: una posizione innaturale e rigida amplifica la percezione dolorosa.
• Aumenta il rischio di interventi: perché il travaglio può rallentare e servire un’episiotomia o strumenti come la ventosa.
Insomma, è la posizione peggiore per chi sta partorendo, ma la più pratica per chi assiste.

Un esempio semplice ma efficace: immaginati di dover evacuare sdraiata
Sembra una provocazione, ma non lo è.
Prova a immaginarti a fare uno sforzo importante, come espellere le feci, sdraiata, con le gambe in aria.
Faresti fatica, vero? Probabilmente useresti molto più sforzo, più tempo, e proveresti anche più dolore.
È la stessa cosa nel parto: la gravità è nostra alleata, e quando ci si muove, si cambia posizione, si asseconda il corpo... il lavoro del travaglio migliora enormemente.
Le cosiddette posizioni libere sono tutte quelle che permettono alla donna di muoversi, assecondare il dolore e trovare quella più funzionale al momento.
Non ce n’è una perfetta per tutte: ogni travaglio è unico, ogni corpo ha la sua storia.
Ecco alcune alternative naturali e fisiologiche:
• Accovacciata: apre al massimo il bacino e sfrutta la gravità.
• A carponi (a gattoni): alleggerisce la pressione sulla schiena e favorisce la discesa del bambino.
• In piedi o appoggiata a qualcosa: favorisce la libertà di movimento.
• Sul fianco: riduce lo sforzo fisico e protegge il pavimento pelvico.
• Seduta sullo sgabello da parto: usato in molte strutture amiche del parto naturale.
Queste posizioni aumentano l’ossigenazione, riducono la durata del periodo espulsivo, diminuiscono il rischio di lacerazioni e migliorano l’esperienza del parto.
Le linee guida dell’OMS, dell’ISS e di moltissimi altri organismi internazionali sono chiare:
“La donna dovrebbe essere libera di scegliere la posizione che preferisce durante tutto il travaglio e il parto, a meno che non vi siano controindicazioni mediche specifiche.”
E ancora:
“Le posizioni libere sono associate a maggior comfort materno, minor dolore, miglior esito neonatale e minore necessità di interventi ostetrici.”
Partorire è un momento sacro, potente, personale.
Non possiamo più accettare che avvenga con il corpo bloccato e la volontà ignorata.
Hai tutto il diritto di chiedere, informarti, esplorare e prepararti a scegliere la posizione che senti più tua.
Anche in ospedale, anche in contesti medicalizzati, puoi esprimere la tua volontà e discuterla con l’équipe che ti assiste.
Il parto è tuo. Il corpo è tuo. La scelta, anche.
