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Episiotomia: cos’è e quando è davvero necessaria

Durante la gravidanza, ci sono parole che iniziano a rimbalzare da un orecchio all’altro, raccontate da amiche, parenti o sentite nei corsi preparto. Una di queste è sicuramente episiotomia.

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Spesso viene descritta come un semplice “taglietto” che viene fatto alla fine del parto, ma nella realtà è molto più di questo: è un intervento chirurgico vero e proprio che merita attenzione, consapevolezza e soprattutto informazione. Vediamo insieme cos’è, perché viene praticata, quali sono le reali indicazioni secondo le linee guida internazionali, e perché è importante parlarne prima del travaglio.

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Cos’è l’episiotomia?

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L’episiotomia è un taglio chirurgico del perineo, ovvero della zona compresa tra la vagina e l’ano, che viene effettuato per ampliare il canale del parto e facilitare la nascita del bambino.

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L’incisione coinvolge più strati anatomici:

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• la cute

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• il tessuto sottocutaneo

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• la mucosa vaginale

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• e, cosa importante, anche la muscolatura del pavimento pelvico.

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Il taglio può essere mediano (verso il centro, in direzione dell’ano) o mediolaterale (in diagonale verso un lato). Quest’ultimo è il più comune in Europa. Rappresenta comunque una ferita chirurgica dolorosa, lenta da guarire e potenzialmente complicata.

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Perché viene fatta?

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Per decenni si è creduto che fare un taglio “controllato” fosse meglio che rischiare una lacerazione spontanea. Quindi si eseguiva quasi di routine, pensando di:

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• evitare lesioni importanti,

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• ridurre il tempo della fase espulsiva,

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• preservare la muscolatura perineale,

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• prevenire problemi di incontinenza urinaria o prolasso.

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Ma la scienza ha completamente ribaltato queste convinzioni. Numerosi studi, revisioni sistematiche e linee guida dimostrano che una lacerazione naturale è meno traumatica, più facile da guarire e meno dolorosa.

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Cosa dicono oggi le linee guida?

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Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’episiotomia dovrebbe essere praticata solo in casi selezionati. Non è giustificato l’uso sistematico o “preventivo”. Anche il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) e la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) confermano che l’episiotomia non previene lacerazioni gravi e che non migliora gli esiti per la madre né per il bambino.

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Al contrario, è associata a:

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• maggiore dolore post-parto,

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• maggiore sanguinamento,

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• maggiore difficoltà nella ripresa sessuale,

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• aumento del rischio di infezione e complicanze,

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• incontinenza urinaria.

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Le raccomandazioni suggeriscono che il tasso massimo di episiotomie dovrebbe essere inferiore al 6%. Eppure, nella pratica clinica quotidiana, questi numeri non vengono rispettati.

Ma quanto è ancora diffusa in Italia?

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Purtroppo, molte mamme raccontano di aver subito un’episiotomia senza consenso, senza essere avvisate, e talvolta senza sapere esattamente cosa fosse successo. In Italia circa una donna su tre (34,7%) viene sottoposta a episiotomia, molto al di sopra delle raccomandazioni.

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Questo accade per abitudini ospedaliere difficili da superare, per una mancanza di aggiornamento in alcuni ambienti sanitari, o semplicemente per una cultura ostetrica ancora troppo centrata sulla medicina difensiva, e non sulla fisiologia del parto.

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Quando è davvero necessaria?

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Ci sono però alcune situazioni specifiche in cui un’episiotomia può salvare la vita del bambino o prevenire danni seri. I casi in cui può essere indicata includono:

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• Sofferenza fetale acuta, con alterazioni gravi del battito cardiaco che indicano che il bambino deve nascere subito.

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• Parto operativo con uso di ventosa o forcipe, quando c’è bisogno di spazio per inserire lo strumento.

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• Presentazioni particolari (come podalico o gemellare) con rischio di bloccaggio o danno.

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Fuori da questi contesti, non ci sono benefici reali nel praticare un’episiotomia.

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Cosa succede se si lascia fare alla natura?

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Il perineo, se ben protetto, è perfettamente in grado di adattarsi. Con una buona assistenza al parto, evitando di accelerarlo senza precise indicazioni e con alcune strategie è possibile ridurre notevolmente il rischio di lacerazioni gravi, ad esempio:

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• il massaggio perineale in gravidanza,

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• il rispetto dei tempi del corpo durante la fase espulsiva,

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• il controllo manuale del perineo da parte dell’ostetrica,

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• posizioni di parto verticali e non forzate,

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• e soprattutto assenza di spinte forzate o guidate.

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Le lacerazioni naturali sono più superficiali, seguono le linee anatomiche, e spesso richiedono pochi punti, se non addirittura nessuno.

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Come proteggersi da un’episiotomia non necessaria?

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Essere informate è il primo passo. Ecco alcuni consigli utili:

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• Parlane apertamente con l’ostetrica o il ginecologo che ti segue.

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• Scrivilo nel tuo piano del parto: specifica che desideri che l’episiotomia venga evitata, salvo casi di reale emergenza.

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• Chiedi le statistiche del punto nascita in cui hai scelto di partorire: quanto spesso viene eseguita?

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• Prepara il perineo durante la gravidanza con esercizi e automassaggi.

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• Scegli consapevolmente la struttura o il team di nascita più in linea con i tuoi desideri e valori.

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Meriti un parto rispettato

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Il parto non è solo un evento clinico. È un momento potente, trasformativo, emotivamente carico. Ogni intervento, anche il più piccolo, deve essere fatto per motivazioni specifiche e con il tuo consenso, la tua consapevolezza, la tua partecipazione.

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L’episiotomia non è un semplice taglietto. È una decisione chirurgica importante, che può avere un impatto sul tuo corpo, sul tuo recupero e sulla tua sessualità. Essere informate non significa avere paura. Significa sapere, scegliere, difendersi.

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E tu hai tutto il diritto di essere ascoltata, rispettata, e supportata in ogni fase del tuo parto.