ododod.jpg)
Durante la gravidanza, ci sono parole che iniziano a rimbalzare da un orecchio all’altro, raccontate da amiche, parenti o sentite nei corsi preparto. Una di queste è sicuramente episiotomia.
Spesso viene descritta come un semplice “taglietto” che viene fatto alla fine del parto, ma nella realtà è molto più di questo: è un intervento chirurgico vero e proprio che merita attenzione, consapevolezza e soprattutto informazione. Vediamo insieme cos’è, perché viene praticata, quali sono le reali indicazioni secondo le linee guida internazionali, e perché è importante parlarne prima del travaglio.
L’episiotomia è un taglio chirurgico del perineo, ovvero della zona compresa tra la vagina e l’ano, che viene effettuato per ampliare il canale del parto e facilitare la nascita del bambino.
L’incisione coinvolge più strati anatomici:
• la cute
• il tessuto sottocutaneo
• la mucosa vaginale
• e, cosa importante, anche la muscolatura del pavimento pelvico.
Il taglio può essere mediano (verso il centro, in direzione dell’ano) o mediolaterale (in diagonale verso un lato). Quest’ultimo è il più comune in Europa. Rappresenta comunque una ferita chirurgica dolorosa, lenta da guarire e potenzialmente complicata.
Per decenni si è creduto che fare un taglio “controllato” fosse meglio che rischiare una lacerazione spontanea. Quindi si eseguiva quasi di routine, pensando di:
• evitare lesioni importanti,
• ridurre il tempo della fase espulsiva,
• preservare la muscolatura perineale,
• prevenire problemi di incontinenza urinaria o prolasso.
Ma la scienza ha completamente ribaltato queste convinzioni. Numerosi studi, revisioni sistematiche e linee guida dimostrano che una lacerazione naturale è meno traumatica, più facile da guarire e meno dolorosa.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’episiotomia dovrebbe essere praticata solo in casi selezionati. Non è giustificato l’uso sistematico o “preventivo”. Anche il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) e la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) confermano che l’episiotomia non previene lacerazioni gravi e che non migliora gli esiti per la madre né per il bambino.
Al contrario, è associata a:
• maggiore dolore post-parto,
• maggiore sanguinamento,
• maggiore difficoltà nella ripresa sessuale,
• aumento del rischio di infezione e complicanze,
• incontinenza urinaria.
Le raccomandazioni suggeriscono che il tasso massimo di episiotomie dovrebbe essere inferiore al 6%. Eppure, nella pratica clinica quotidiana, questi numeri non vengono rispettati.
.jpg)
Purtroppo, molte mamme raccontano di aver subito un’episiotomia senza consenso, senza essere avvisate, e talvolta senza sapere esattamente cosa fosse successo. In Italia circa una donna su tre (34,7%) viene sottoposta a episiotomia, molto al di sopra delle raccomandazioni.
Questo accade per abitudini ospedaliere difficili da superare, per una mancanza di aggiornamento in alcuni ambienti sanitari, o semplicemente per una cultura ostetrica ancora troppo centrata sulla medicina difensiva, e non sulla fisiologia del parto.
Ci sono però alcune situazioni specifiche in cui un’episiotomia può salvare la vita del bambino o prevenire danni seri. I casi in cui può essere indicata includono:
• Sofferenza fetale acuta, con alterazioni gravi del battito cardiaco che indicano che il bambino deve nascere subito.
• Parto operativo con uso di ventosa o forcipe, quando c’è bisogno di spazio per inserire lo strumento.
• Presentazioni particolari (come podalico o gemellare) con rischio di bloccaggio o danno.
Fuori da questi contesti, non ci sono benefici reali nel praticare un’episiotomia.
Il perineo, se ben protetto, è perfettamente in grado di adattarsi. Con una buona assistenza al parto, evitando di accelerarlo senza precise indicazioni e con alcune strategie è possibile ridurre notevolmente il rischio di lacerazioni gravi, ad esempio:
• il massaggio perineale in gravidanza,
• il rispetto dei tempi del corpo durante la fase espulsiva,
• il controllo manuale del perineo da parte dell’ostetrica,
• posizioni di parto verticali e non forzate,
• e soprattutto assenza di spinte forzate o guidate.
Le lacerazioni naturali sono più superficiali, seguono le linee anatomiche, e spesso richiedono pochi punti, se non addirittura nessuno.
Essere informate è il primo passo. Ecco alcuni consigli utili:
• Parlane apertamente con l’ostetrica o il ginecologo che ti segue.
• Scrivilo nel tuo piano del parto: specifica che desideri che l’episiotomia venga evitata, salvo casi di reale emergenza.
• Chiedi le statistiche del punto nascita in cui hai scelto di partorire: quanto spesso viene eseguita?
• Prepara il perineo durante la gravidanza con esercizi e automassaggi.
• Scegli consapevolmente la struttura o il team di nascita più in linea con i tuoi desideri e valori.
Il parto non è solo un evento clinico. È un momento potente, trasformativo, emotivamente carico. Ogni intervento, anche il più piccolo, deve essere fatto per motivazioni specifiche e con il tuo consenso, la tua consapevolezza, la tua partecipazione.
L’episiotomia non è un semplice taglietto. È una decisione chirurgica importante, che può avere un impatto sul tuo corpo, sul tuo recupero e sulla tua sessualità. Essere informate non significa avere paura. Significa sapere, scegliere, difendersi.
E tu hai tutto il diritto di essere ascoltata, rispettata, e supportata in ogni fase del tuo parto.
.jpg)